FAIB Confesercenti: benzinai in sciopero il 6 febbraio, il governo confisca il rimborso ottenuto dopo anni di lotta.

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I benzinai incrocieranno le braccia per 24 ore nella giornata di mercoledì 6 febbraio. Lo hanno deciso unitariamente Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio in seguito all’ultimo sgarbo subito da parte del governo.

Aldo Datteri, segretario provinciale di Faib Confesercenti, che rappresenta la maggior parte dei gestori spezzini non usa mezzi termini: “Siamo arrabbiatissimi. Dopo una serie di incontri con il ministero dell’Economia e delle Finanza eravamo riusciti a ottenere il rimborso del 50 per cento delle spese che si affrontano per le spese con transazioni delle carte elettroniche. I benzinai lavorano con un margine che si aggira intorno al 2,7 per cento e avendo consentito alle banche di raddoppiare i costi delle transazioni significa dimezzarlo. Così, di fatto, con una mano ci è stato dato e con l’altra ci è stato tolto. Ma c’è di più: secondo quest’ultimo provvedimento il credito di imposta ci verrà riconosciuto solamente per le fatture elettroniche, che sono la minima parte degli incassi”.

Dopo oltre 15 anni di trattative il ministero dell’Economia e delle Finanze ha deciso di confiscare il rimborso che il governo precedente aveva finalmente approvato con la precedente Finanziaria  in termini di credito d’imposta a favore dei gestori, riconoscendo il maggiore livello di commissioni bancarie collegate alle transazioni con carte di credito, a causa dello straordinario peso fiscale che grava sul prezzo dei carburanti.

“Si tratta di una decisione del tutto ingiustificata e gravissima – proseguono da Faib Confesercenti – perché cancella arbitrariamente, attraverso espedienti tecnici unilaterali sottoforma di circolari ed emendamenti nascosti nel mucchio di quelli collegati alla conversione del Decreto semplificazioni, un atto politico pubblico frutto di un motivato equilibrio. Riteniamo utile ricordare che, al prezzo medio attuale della benzina (1,5 euro al litro circa), per ogni 100 euro di commissioni che il sistema bancario pretende dal gestore per le transazioni relative al rifornimento di benzina con carte di credito, 66,59 euro sono generati dal tributo incassato dall’Erario (tra Iva e accise), vale a dire proprio dal Mef, che quindi più di qualunque altro soggetto dovrebbe sostenere e prudentemente difendere tale provvedimento. Ciò finisce al minimo per dimezzare il margine lordo, anche percentualmente esiguo riservato ai gestori”.

Il provvedimento sul credito d’imposta che, partorito 13 mesi fa, i gestori non hanno neanche potuto cominciare a spendere per i ritardi dell’amministrazione è stato reso persino tassabile ed è stato incassato nel frattempo dal monopolista Nexi (società che fornisce servizi per il pagamento digitale) e dal sistema interbancario che hanno al tempo stesso cominciato a raddoppiare il peso delle commissioni, senza che né il Mef, né l’Antitrust, trovassero niente da obiettare, nonostante le ripetute sollecitazioni.

“Facciamo da sempre i gabellieri per lo Stato, e questo è il ringraziamento che riceviamo. Se lo sciopero non sarà sufficiente a far cambiare idea al governo metteremo in atto altre forme di protesta”, conclude Datteri.

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